Il Tar dà ragione alla Provincia sul caso Nekta di San Donà

Data: 
11/06/2014 - 09:00
Il parere della Provincia vincolante anche per la Regione
Francesca Zaccariotto

E’ stata deposita ieri la sentenza del Tribunale amministrativo (Tar) del Veneto che ha accolto il ricorso della Provincia di Venezia per annullare le delibere della Giunta regionale del Veneto, la n. 2129 del 2012 e la n. 1210 del 2010, con cui era stato approvato l’intervento e deliberato il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale per il progetto di impianto di recupero e smaltimento di polveri di ossido di ferro (ceneri di pirite) della società Nekta srl in San Donà di Piave.

 

Nell’accogliere i motivi dell’Avvocatura provinciale, il Collegio ha stabilito che la deliberazione del consiglio provinciale n. 11/2012 con cui è stata accertata la non indispensabilità dell’impianto in questione, costituiva vincolo per la Regione stessa  in attesa dell’approvazione del piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali e, pertanto, non poteva essere trascurata dalla decisione regionale. Il principio sancito dalla sentenza ha dunque un carattere generale: senza un piano regionale organico sui rifiuti speciali, la decisione provinciale circa l’indispensabilità o meno di un impianto sul proprio territorio è vincolante per la stessa Regione.

 

Soddisfazione è stata espressa dalla presidente Francesca Zaccariotto che ha dichiarato: «E’ un successo importante sotto vari profili. La Provincia ha assunto autonoma iniziativa giudiziaria a tutela di una propria decisione vincolante, a diretto sostegno della volontà manifestata dai due Comuni interessati, San Donà e Noventa di Piave, che hanno anch’essi successivamente fatto ricorso. Ma ciò che ritengo particolarmente significativo è che si è affermato, ancora una volta, il ruolo dell’ente intermedio a presidio sia della qualità ambientale del territorio, che in caso contrario avrebbe visto realizzarsi un impianto fortemente impattante, destinato a ricevere rifiuti, e relativo traffico, anche da aree extraterritoriali, sia della volontà delle comunità interessate. Il coordinamento con gli enti locali è dunque stato, ancora una volta, determinante ai fini dell’efficace difesa dei diritti primari dei cittadini».

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